Quei bravi ragazzi del Kulchur

Ci sono altre persone, come noi, che sono perennemente innamorati di ciò che li circonda, che arricchiscono la propria vita con l’arte e la creatività sapientemente miscelati con la voglia di divertirsi. Come si dirà più avanti, una specie di cocktail culturale a base alcolica.

Per questo abbiamo deciso di intervistare qualcuno che con noi ha parecchio in comune.

Stiamo per presentarvi Eros, il proprietario del bar “Kulchur”, che alla primissima domanda su cosa lo avesse spinto ad aprire questo bar, ha avuto la risposta pronta: “Dall’altra parte del banco non avrei retto i prezzi dell’alcool”.

Dopo un paio di ottime birre alla spina, cominciamo.

p0: Com’è stato avviare questa attività? E perché questo nome?

E: <<Abbiamo aperto 4 anni fa e sono soddisfatto, perché tutti ci dicevano che era un bar sfigato, invece siamo al quinto anno di fila e sono soddisfatto.

Si chiama “Kulchur” (volutamente scritto male) perché era una rivista che trattava di arte, di letteratura, di musica, tutto ciò che io avrei voluto portare dentro al locale, dato che praticamente ci vivo. A Sarzana sono poche altre le realtà simili, gli altri locali sono tutti abbastanza stereotipati.

Il nome inizialmente doveva essere “Controcultura” ma, dato che era già il titolo di un album di Fabri Fibra, per non dare subito uno stampo fisso alla clientela con B-Boy che dipingono e DJ che screcciano, abbiamo optato per un altro nome. Adoro tutta la musica se ben fatta, sia chiaro, ma non volevamo troppo stereotiparci, ecco>>.

Arredamento parecchio figo, appena entrati li dentro si respira completamente un’altra aria, c’è tutto, dischi, strumenti, oggetti vintage dentro una teca e quadri sui soffitti. Vedi qualcosa di interessante anche solo alzando gli occhi.

p0: L’arredamento è certamente in linea con la tua idea di bar. C’è davvero tutto.

E: <<Il locale è sempre pieno di cose, strumenti, quadri, libri, mi piacciono i posti saturi di roba, se ho un foglio bianco lo devo riempire. Questa cosa non viene mai capita tra l’altro, almeno da noi. In realtà i foresti apprezzano, mi dicono sempre “che bar figo che c’hai!”. Dalle nostre parti invece si tende, con una logica tutta spezzina e soprattutto Sarzanina, a dire “Eh ma io l’avrei fatto meglio”, “Eh ma se ce l’avessi avuto io a quest’ora…”. Basito. cioè ma come cazzo stai? A parte che non la dire mai una cosa del genere, però vabbè…>>

p0: Lo sappiamo, questo porta a screditare il lavoro altrui e purtroppo questa logica dalle nostre parti la trovi ad ogni angolo. In ogni caso, qua si sente davvero un’altra aria.

E: <<Assolutamente, si respira un bel clima. Problemi non ne abbiamo mai avuti. Al di la di pochissime occasioni in cui è arrivato il balordo (prontamente buttato fuori), non abbiamo mai avuto ne risse ne altro, qua la gente viene, si ubriaca ma non litiga. Un insieme di cose ti fanno prender bene, anche l’alcool buono.

Poi un sacco di cose ti coinvolgono, troppe per litigare: gli strumenti ad esempio, che sono a disposizione di tutti. Allestiamo anche piccole mostre di artisti locali, ogni tot cambiamo, l’importante è dare aria a tutta la cultura in generale, musica, pittura, etc…

Non è puramente business, e questo la gente lo sa e lo apprezza. 

Per esempio tratto i miei dipendenti non solo come miei pari, ma soprattutto come amici, che è quello che sono alla fine. Quando alle persone giuste dai la libertà giusta, loro restituiscono la fiducia senza approfittarsene. C’è lo stesso rapporto di fiducia con i ragazzi che vengono qua a consumare.

Il lavoro del barman non è solo quello di dar da bere agli assetati, ma anche prendersene cura in altre 

situazioni. Sei anche psicologo, fratello o consulente matrimoniale. A volte, invece, devi solo assecondare qualche matto. Presto farò mettere un insegna fuori con scritto “Centro Igiene Mentale”>>.  

Bisogna avere una certa forza per fare tipo spugna tutto il giorno tutti i giorni. Ma del resto è questo quello che ci si aspetta da chi ha accantonato ogni tipo di critica ed è andato avanti per la sua strada. Con la ragione dalla sua parte, tra l’altro.

p0: Hai avuto qualche ispirazione particolare per il bar? Che so, un’esperienza all’estero magari.

E: <<Sono stato tanto per strada, non ho girato il mondo da dire “Eh ho girato le capitali del mondo” [tono sarcastico-dissacrante] ma raccolgo le mie esperienze e quelle degli altri, ed eccolo qui. Un cocktail culturale-alcolico in pratica.>> 

Poi, come ogni chiacchierata che si rispetti, si finisce a parlare di cosa potrebbe andare meglio, di cosa si potrebbe fare per migliorarsi ancora o, ancor di più, per emergere. Perché per molti giovani il problema resta sempre quello, di non riuscire a trovare spazi per essere valorizzati.

p0: Da ragazzo che si catapulta nel mondo del lavoro, come hai trovato questa esperienza fino ad ora? Anche da un punto di vista più pragmatico.

E: <<Si sta dimostrando un’esperienza magnifica e spero che continui così. Da un punto di vista più pragmatico, invece, spero che il comune capisca l’importanza dei locali che prendono questo tipo di iniziative. Si dovrebbe capire che fare musica nei locali non deve essere visto come un rompimento di coglioni. 

L’amministrazione ha un modo di vedere vecchio, ma questo rappresenta la maggior parte delle persone>>.

[breve pausa generale, due sorsi di birra, sigaretta e si ricomincia]

E: <<Ma come? Vuoi fare la cittadina turistica ma senza rotture di coglioni, del tipo “Venga qua, mi dia i soldi e vada pure in culo”. 

Se sei in un centro storico ti devi prendere anche un po’ di casino. Sempre entro certi limiti chiaramente, certo, ma quanto meno che siano limiti fattibili.

Non che vuoi la tranquillità della campagna e la comodità della città, non la botte piena e la moglie ubriaca. Quelli che rompono veramente i coglioni sono gli scemi che sfasciano i cartelli, prendono a calci i rifiuti o altre cose simili>>.

Qui chiaramente il discorso è chiaro e facilmente condivisibile. Le scelte della classe politica non sono altro che lo specchio delle persone che si trova a rappresentare. Perciò, se le cose diventano poco fattibili per noi giovani, è anche perché l’appoggio principale, quello che dovrebbe venire dalla città, troppo spesso viene a mancare. Mi spiego meglio: se un giorno qualcuno facesse un evento interessante e dalla città provenisse un senso generale di “oh, finalmente qualcuno fa qualcosa” anzi che il solito “oh ma cos’è sta roba? Basta un po’ ”, sarebbe più facile essere stimolati a fare di più.

Fortuna che qualcuno che ha ancora voglia di fare, nonostante le difficoltà, c’è ancora.

p0: Tu hai molta esperienza e sei uno che prende parecchio l’iniziativa comunque.

E: <<Ho fatto il dj e sono stato per un po’ il direttore artistico del Baraonda a massa. Ho collaborato un po’ con Dome La Muerte e poi sempre dj allo swamp o in skaletta. Suono spesso, non potrei vivere senza la musica. Suono anche il banjo tra l’altro. Infatti ho anche un gruppo folk, con cui facciamo musica tipica irlandese. È una cosa nata la sera di San Patrizio di due anni fa mi sembra. quest’estate infatti suoneremo ad un matrimonio in cittadella, anche se non so bene come ci siamo arrivati. Dispiace solo non poterlo registrare ma, collaborando con Radio Rogna, altra bella realtà sarzanese (che fa parte del laboratorio artistico in via dei giardini e che vi consiglio di sentire), si parlava di registrare live e di mandarli in diretta streaming e la possibilità di scaricarle in podcast>>.

Una gran brava persona, quel matto di Eros.

 

Scritto da Giuseppe Ruocco

About

You may also like

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *