Al e il Nobile Esperimento

Il Cocktail Fest inizia piano piano a prendere forma e, mentre si inizia a intravedere in lontananza, rispolveriamo un periodo storico (e con esso una figura emblematica) in cui non si sarebbe potuto gustare legalmente un cocktail alcolico: il proibizionismo, il cosiddetto ‘Noble Experiment’ per cui, fra il 1919 e il 1933, negli Stati Uniti d’America venne sancito il veto sulla fabbricazione, vendita, importazione, trasporto e consumo di alcool.

Inutile dire che il proibizionismo portò alla nascita del gangsterismo: bande armate che mettendo a ferro e fuoco città come Chicago e New York controllavano il traffico di alcolici, traendo beneficio dalla sua proibizione e dalla conseguente crescita esponenziale del prezzo. Soprattutto Chicago fu centro di un massiccio incremento della criminalità organizzata e della violenza nel periodo in cui entrò in gioco la figura di Alphonse Gabriel ‘Al’ Capone, detto Scarface: il trafficante di alcool più potente degli USA, braccato da una squadra di agenti federali (i cosiddetti ‘Intoccabili’ poi protagonisti del film di Brian de Palma) in quanto ‘nemico pubblico n°1’ della città di Chicago.

[Al Capone (Robert De Niro) in una delle scene più significative de “Gli Intoccabili”, diretto da Brian de Palma]

Il già citato Brian de Palma, tra i registi più importanti della Nuova Hollywood, diresse nel 1983 il famosissimo gangster movie Scarface, con Al Pacino nei panni di Tony Montana. Pochi sanno che il film di de Palma è però ispirato ad una omonima pellicola del 1932.

Lo Scarface del 1932 fu diretto da uno dei più grandi di tutti, Howard Hawks, all’epoca nemmeno quarantenne. Il film, capostipite del gangster movie e del crime movie, delinea l’ascesa e la caduta di niente meno che Al Capone, denominato Tony Camonte.
La pellicola va ad una velocità vertiginosa per i tempi, ma con pause che oggi sappiamo tipiche del genere noir, e in poco più di novanta minuti concentra gli stilemi che oggi vediamo immancabilmente nei film moderni di genere. Primo su tutti il personaggio principale: Tony Camonte è un antieroe, uno dei primi della storia del cinema; è portatore di valori negativi, individuali e per la comunità, eppure porta con sé una carica di valori ‘sani’ come la fedeltà alle amicizie, il coraggio, l’intraprendenza: caratteri che provocano simpatia nello spettatore.

 

D’altronde lo stesso Al Capone destava non poco successo in città anche grazie alla stampa, che lo eleggeva quasi ad eroe popolare; in una delle numerose interviste che gli venivano concesse all’epoca, il gangster italo-americano dichiarò: «Ho fatto i soldi fornendo un prodotto richiesto dalla gente. Se questo è illegale, anche i miei clienti, centinaia di persone della buona società, infrangono la legge. La sola differenza fra noi è che io vendo e loro comprano. Tutti mi chiamano gangster. Io mi definisco un uomo d’affari».

Ma un eroe, vero o ‘anti’ che sia, è tale soprattutto quando muore e per come muore. La morte del vero Al Capone, in conseguenza ad un ictus dopo anni di demenza causati dalla sifilide, non fu affatto nobile; Tony Camonte, nello Scarface del ’32, finirà invece come un eroe ha il dovere di finire: senza arrendersi. La grandezza della messa in scena di Hawks sta però nel tratteggiare comunque la figura di un perdente, mettendo in evidenza che una vita improntata al crimine è sempre e comunque tale: nel film, man mano che accresce il suo potere, Tony ha sempre più paura di farsi ammazzare, arriva a circondarsi di una scorta per ogni singolo spostamento e infine si rinchiude in una casa-bunker, dove poi morirà.
Il capolavoro del ’32 di Howard Hawks intreccia per poi però evitare la fascinazione per il male, e ci chiede se, pur con tutte le ricchezze e gli agi possibili, abbia davvero senso vivere come un gangster.

Scritto da Paolo Rissicini

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