La nostra “Top 10” dei film usciti nel 2018

 Vengono presi in considerazione i film usciti dal 1 gennaio al 31 dicembre 2018.

Perché questa mattina la temperatura era di 3°, e ci sembra un po’ troppo freddo per uscire spesso

10.
Ready Player One di Steven Spielberg
Perché è un’opera frutto della contemporaneità che parla alla contemporaneità, che pone domande centrate (con risposte però meno convincenti) attraverso l’azione cinematografica. E chi meglio dello Zio Steven sa filmare l’azione?

9.
L’isola dei cani di Wes Anderson
Perché il film di animazione in stop-motion con protagonisti dei cani parlanti è il film più maturo del regista texano: racchiude tutto il suo cinema (che è sempre stato cinema cartoonesco) sia a livello formale che tematico, partendo però in questo caso dalla cultura iconica giapponese (pittura, manga, anime). Il gioco intellettuale e l’artificio non smorzano la carica emotiva dei personaggi.

8.
Cold War di Pawel Pawlikowski
Perché la sofferta storia d’amore tra Wiktor e Zula è tra le più intense degli ultimi anni, nell’Europa delle grandi città (Varsavia, Berlino, Parigi) divise dalla Guerra Fredda, raccontata attraverso l’evoluzione della musica leggera. In bianco nero e in formato 4:3. Magico.

7.
Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino
Perché il racconto di formazione di Elio è il trionfo del buon gusto estetico ed è una lezione sullo trasmettere il contenuto narrativo attraverso la sensorialità di ciò e di chi è messo in scena. Poteva essere una storia banalotta e addirittura retorica, alla fine è semplicemente struggente.

 

6.
La forma dell’acqua di Guillermo del Toro
Perché il mostro ha vinto. Ha vinto sull’infamia dell’essere umano, ha vinto i sentimenti della protagonista Elisa, ha vinto il cuore di noi cinefili. E ha anche vinto sia il Leone d’oro a Venezia 2017 sia come miglior film agli Oscar (cosa mai successa prima). Un sentito ringraziamento a Guillermo per la passione che trasmette in ogni pellicola.

5.
La ballata di Buster Scruggs di Joel e Ethan Coen
Perché il film a episodi targato Netflix è, a dispetto della sua non-uscita in sala, cinema puro, nella perfetta composizione delle immagini e nella come sempre sagace scrittura dei fratelli Coen (se avete bisogno di un po’ di cinismo rivolgetevi a loro). Anche questa, come per Wes Anderson, è una summa di temi ricorrenti per i due fratelli terribili del Minnesota.

 

4.
Dogman di Matteo Garrone
Perché Garrone scarnifica il racconto di cronaca e la messa in scena e in tal modo scava in profondità nella sua poetica: scavando trova umanità e tenerezza, quelle tramite cui tratteggia i suoi personaggi, nonostante tutti i loro sbagli. Aggiungendo l’interpretazione magistrale di Marcello Fonte (migliore attore a Cannes) si ha il miglior film italiano da tanti anni a questa parte.

3.
Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh
Perché la rabbia, che è maschera del dolore, che prova Mildred Hayes (Frances McDormand, Oscar alla migliore attrice) per la perdita della figlia è il sentimento meglio rappresentato nell’anno di cinema.  Film che trionfa in primis per la scrittura, divertente quando vuole esserlo e commovente quando deve esserlo.

 

2.
Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson
Perché PTA si dimostra un grande maestro nel disegnare, tagliare e cucire con eleganza meticolosa la storia d’amore – talmente classica da essere universale – tra il sarto e la sua musa. Si fa permeare dalla storia del cinema e da forme di narrazione senza tempo, plasmando la materia che prende in mano (generi   cinematografici, rapporti   umani, interazione tra essere umano e habitat) e portandola un po’ più in là.

1.
Roma di Alfonso Cuarón
Perché è un’opera totale e totalizzante. Da parte di un hombre mexicano per tutti noi, su tutti noi.

Calssifica scritta e scelta da Paolo Rissicini 

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