Nessun Dorma

[Da qualche dispositivo elettronico, a qualche decina di metri da me] : “Ah , la notte prima degli esami : gli amici , la birra , la Piazza vuota sotto il cielo stellato , la musica dai locali ..”
-“Alt alt ! Vuoi spegnere il telefono ? Mi stai distraendo !”

24 giugno. Notte Prima degli Esami.
Cola una goccia di sudore dalla fronte
Giorno 21. Pagine ripassate: 579.
Pagine rimanenti: incognita.
Energie rimanenti: incognita.
Trentaquattro gradi Celsius.
Ore mancanti all’esame: troppo poche.

Il bicchiere è pieno d’acqua e l’odore della birra stappata il 3 giugno con gli amici non è mai stato così lontano.
Tu siedi , allo stremo delle forze , alla scrivania, immerso/a nel rush finale, in compagnia del ventilatore.
È il ventunesimo giorno di ripasso ed ormai
i tuoi denti nelle dita non trovano più di che cibarsi.
Hai così voglia di mollare tutto ed andartene al mare che giuri di aver sentito l’odore del sale provenire dal tuo astuccio.
Vorresti saltare nell’acqua salata ma salti solo da una materia all’altra, come un’atleta .
Continui a lapidarti con sassate di “sententiae” , con ormai l’indice e il medio che sfogliano le pagine dei libri più svelti di una conta- banconote, e le pupille che seguono.
Hai fatto del dubbio Cartesiano il tuo pane quotidiano e così ogni domanda ne genera altre, più acute, che ti fanno naufragare in un’Odissea senza fine.

Poi Hegel proprio non vuole entrare nella testa e per fortuna rivendichi con orgoglio un “Got is Tot”.

Scienze neppure aperto (ma la copertina del libro è piuttosto carina).

“E che cos’è la reazione a catena della polimerasi?” Chiedi terrorizzato allo specchio, mentre altre due gocce di sudore colano giù.
Parli pure da solo.
Frattanto su WhatsApp arrivano i messaggi dei tuoi compagni, che sollevano una rara questione circa il terzo paragrafo del ventunesimo capitolo dell’approfondimento dell’approfondimento dell’approfondimento di pagina millanta quattro.
E dentro di te : “Ma seri?”.

Meglio mollare il telefono. Riprendi la tua maratona di ripasso.
Molla la penna e prendi la matita. Sottolinea. Ripeti. Torna alla pagina precedente.
Rileggi l’ultimo paragrafo.
Riordina tutto nella testa. Respira.
Dimentica tutto. Piangiti addosso.
Ritirata!
Ricomincia.
Ormai quella maglietta ti è stata più addosso della tua ragazza immaginaria.
Ormai potresti scriverlo tu un manifesto del futurismo, e fottere tutti portando in sede d’esame un urinatoio.
Ormai dici ormai in continuazione.
Ormai parli con lo specchio del bagno come al tuo migliore amico.
Intanto, tra una pausa e l’altra, ti accendi una sigaretta e Il posacenere sul terrazzo è diventato il monte Bianco..
-“Già il Monte Bianco.. dunque , Alpi Italiane o Francesi, chi lo sa, Orogenesi alpina , monte più alto d’Europa nato con le alpi dallo scontro di faglie Africana ed Europea”…
“Giusto!” Tossisce lo specchio accendendosi un sigaro, e plaudendoti.
Ci mancavano le allucinazioni.
“Hai fatto proprio un bel lavoro, mio caro!”
E decide di infilare il dito nella piaga:
-“Ma a proposito di lavoro, anzi del Lavoro, parlami de…”
-“No, alt! Fisica non l’ho ancora riguardata!” ribatti demotivato.
Neanche lo Specchio ti è più d’aiuto…
Intanto il carico di argomenti che hai relegato lì, nel cassetto del “non mi ricordo bene” cresce…
Segue meno fitto ma pur fiero il cassetto del “mi ricordo ma…”.

E il cassetto delle certezze è esiguo come una scatola di cioccolatini.
Tra un ripasso e l’altro si fa sera.
Il vento spalanca le finestre.
Hai cenato velocemente con una manciata di cicche e inaugurato il countdown.
Ci sei solo tu, nella tua stanza, alla luce della lampada a ripetere davanti a una schiera di libri che non si cura più di ascoltarti.
Rintocchi di campana nella tua testa scandiscono le ultime ore che passano.
Primo rintocco: Marx, Nietzsche, Freud, fatti.
“Tong!” Terzo rintocco
-“Ma di già ?” Sbadiglio.
Toong!” Quinto rintocco , e sei al quinto atto , un lago sul pavimento , la testa che esplode:
Ormai senti Manzoni che ti parla del Vulcanesimo mentre fuma un logaritmo e si fa chiamare Dioniso. Scoccano le due di notte e non ce la fai proprio più.
I remoti messaggi dei compagni con scritto “in bocca al lupo per domani ” ormai segnano “7 ore fa ” e sulla chat vige il silenzio.
Digiti un augurio ai compagni già dormienti,
e invii.
“Diamine ma che ore sono? ” Hai così tante nozioni in testa che hai perso la concezione del tempo.
Le palpebre stanno per chiudersi, quando il telefono si illumina: qualcuno sul gruppo ha risposto con una faccina : Che sollievo!
Non sei solo!
Allora ti sfugge un sorriso, lasci cadere la penna, in slow motion, dalle dita, e, finalmente, crolli sul tavolo.

Ah, la notte prima dell’esame!
È un dolce dormire: le pecorelle che saltano la staccionata. Le nuvole, che ti trasportano in un luogo ameno, tra il cinguettio degli canarini e la spuma delle cascate.
Sei già nel mondo dei sogni, tra gli angeli,
tu e loro, loro e tu.
Seduto su un triclinio a bere l’ultimo sorso di elisir prima di stenderti sul giaciglio, finchè irrompe lui, quella belva ti ha seguito fino li e in confronto le tre fiere di Dante ti sembrano dei gattini.
Quello stormo avanza dal fondo valle a passo svelto e in un attimo ti è davanti, è furioso.
È lui, l’insieme delle cose che non ricordi.
Soffia arrabbiato ed escono tutti i capitoli più temuti, rivoluzioni russe comprese. Tutti i concetti filosofici e le date di storia ti attorniano e beccano come gabbiani impazziti.
Lotti come un leone strappando, mordendo, rotolando, ma quelli non mollano.
Allora, dopo un pò di vano lottare, ti tappi le orecchie come Ulisse e stringi i denti maledicendo la tua sorte.
Per fortuna, dopo un’ora di sonno travagliato, miracolo! Giunge Leopardi come un’ombra e, preso da pietà o scambiandoti per una ginestra coi controcazzi, (che pur in mezzo a tanto travaglio esteriore riesce a restare viva e salda), decide di aiutarti, piazza la sua siepe davanti al tuo letto e finalmente, nell’infinito silenzio, puoi passare le ultime ore della tua notte ferito, ma rilassato. A noi due, terza prova.

 

Scritto da Matteo Bernardini